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Seneca: la virtù è solo nel dare e ricevere con Gioia

"Doniamo così come vorremmo ricevere, di buon animo, senza esitazioni"

Quali emozioni ci guidano quando facciamo un dono?

Quando dono qualcosa a qualcuno, che sia un regalo acquistato oppure semplicemente il mio tempo nel rispondere a una mail o a una chiamata telefonica.. come lo faccio?

A volte accade di farlo con lentezza, come per esempio rispondere a una mail, magari il giorno dopo.

Ebbene, se siamo onesti con noi stessi, possiamo dire che nel procastinare c'è una mancanza di volontà.


Seneca ci regala un grande insegnamento sull'equilibrio del dare e ricevere nell'opera "I benefici" , scritto tra il 52 e il 62 d.c. circa.

Solo chi dona con gioia e chi riceve con gioia possono definirsi nell'autentica virtù di entrambe queste azioni.


La principale caratteristica del beneficio è di essere ispirato dall'autentica volontà di fare del bene con la disposizione d'animo della gioia.


Il punto di partenza è la constatazione che uno degli errori più comuni tra gli uomini è quello di non saper dare nè ricevere con la corretta disposizione d'animo.

Seneca, nel settimo libro dei Benefici, ci dice che il semplice atto di donare con negligenza, lentezza e soprattutto con l'intento, a volte, di umiliare chi riceve, viene annullato da questa negativa disposizione d'animo.

I nostri benefici non possono essere considerati tali se doniamo o riceviamo con disposizioni d'animo negative.



Occorre imparare a donare con gioia e gratuità e conservare lo stato d'animo della benevolenza anche di fronte a chi riceve con ingratitudine.



La disposizione d'animo deve essere riposta sempre nella volontà di fare del bene, anche quando ci troviamo di fronte l'ingratitudine in chi riceve.

"Per essere assolto, impara a perdonare" scrive Seneca.


"Chiediti, dentro di te, se hai dimostrato riconoscenza a tutti coloro con i quali eri in debito, se non sia andato perduto nessuno dei benefici che hai ricevuto, se il ricordo del bene che ti è stato fatto ti accompagni sempre.

Ti renderai conto che i benefici che ti sono stati fatti quando eri bambino li hai già dimenticati prima dell'adolescenza, quelli che ti sono stati concessi nell'adolescenza non sono durati nella memoria fino alla vecchiaia.

Alcuni li abbiamo persi, altri rimossi, altri sono usciti poco a poco dal nostro campo visivo, da altri abbiamo distolto lo sguardo. Forse, se ti esaminassi a fondo, troveresti proprio in te quel vizio di cui ti lamenti.

Sopportando un ingrato, lo renderai migliore.

Rimproverandolo invece, lo renderai peggiore.

Non c'è ragione di fargli perdere la facoltà di arrossire: se gli rimane ancora un pò di pudore, lascia che lo conservi". (Seneca, I Benefici, Libro settimo)


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